Il web e i nostri figli: perche' dobbiamo educarli alle emozioni

Il web e i nostri figli: perche' dobbiamo educarli alle emozioni

I nostri figli sono nativi digitali e per questo abituati a passare molte ore sulla rete. Come genitori possiamo spronarli a conoscere e vivere le emozioni, che sulla rete invece sono molto sfumate, quando non assenti.

Sempre più frequentemente incontro genitori che mi chiedono consigli su come far sì che i figli non siano sempre connessi. L'argomento è molto vasto ed i motivi per cui i ragazzi passano sempre più tempo online mi conducono a riflettere sul cambiamento sociale e relazionale che li ha coinvolti.

Sono stati scritti molti articoli a carattere più o meno scientifico, professionisti del settore ne parlano continuamente quando affrontano temi come il cyberbullismo o l'incapacità di traslare un'emozione condivisa virtualmente nella vita reale, per cui non aspiro a comunicare niente di nuovo ma semplicemente a fare il punto e a ricordare ai genitori quali attenzioni è possibile mettere in atto per il bene dei figli.

Per molte persone che non sono nativi digitali (termine introdotto da Mark Prensky, per indicare chi nato nell'era della rete e di internet e fin da molto giovane è abituato ad utilizzare le tecnologie digitali), è importante comprendere che oggi sono cambiati o almeno si sono allargati, i luoghi in cui le persone, ragazzi in primis, s'incontrano.

Le persone e soprattutto gli adolescenti, non si ritrovano più soltanto al pub, nelle piazze, al cinema o al giardino, ma lo fanno in rete. Il digitale è diventato il loro primo luogo d'incontro, i social networks infatti offrono infinite occasioni per stare insieme e fare nuove conoscenze. Chi ha legami nati a scuola, nello sport, o grazie ad interessi condivisi nella realtà quotidiana li mantiene, ma con una certa frequenza, per ritrovarsi  fuori, prima  passa comunque dalla chat, solo per fare un esempio.

La "piazza virtuale", il gioco online con gli amici e tutte le fonti d'incontro fornite dal web hanno cambiato le abitudini, lo stile di vita e di pensiero, fino e soprattutto al cambiamento del modo di vivere e non vivere, le emozioni.

Il punto da cui consiglio ai genitori di partire per comprendere i propri figli è questo, perché solo attraverso tale reale consapevolezza l’adulto può avanzare il primo passo per colmare il divario generazionale creatosi e comprendere pienamente la filosofia di vita e il modo di pensare che oggi differenzia l’adulto dal ragazzo.

Resta il fatto che proprio durante l’adolescenza la persona esplora, cambia e sviluppa sia l’identità fisica  che quella psichica. Perché tale processo avvenga correttamente e interamente  è  fondamentale che  il rapporto con gli altri sia diretto e non virtuale, solo cosi il ragazzo compie veramente l’esperienza di sé. Senza il contatto con il volto dell’altro e con il suo sguardo, l’immagine mentale del nostro corpo non avrebbe la possibilità di formarsi integralmente anche se trattasi di una traccia mentale, di un’impressione (Ferrari, 2007).

In relazione a ciò, richiamo l’attenzione genitoriale dei “nativi digitali”  suggerendo loro di focalizzare il concetto che in internet il corpo non c’è ma è sostituito figurativamente da avatar e da fotografie.  Online, inoltre, non ci sono parole udite, i ragazzi trovano parole scritte e simboleggiate (emoticons). Non ci sono emozioni espresse col contatto ma ci sono emozioni controllate, filtrate ed esternate con diversi canali comunicativi.  

Per questo una delle prime cose a cui il genitore dovrà pensare è quella di educare il figlio-bambino alle emozioni, al saperle riconoscere dentro sé stesso e negli altri.  E’ importante che  costruisca legami solidi con lui essendo consapevole di quanto fin qui detto. Solo cosi saranno permesse durante l’adolescenza, le incursioni genitoriali, spesso mal tollerate dai figli,  volte a riflessioni, comprensioni e supporto nei momenti di fragilità.

La preoccupazione di un genitore non dovrebbe avvenire quando il figlio vive molto più tempo in rete che nella vita offline, ma prima che ciò accada, l’attenzione non deve essere concentrata sul web ma su come i ragazzi sperimentano la vita al di fuori della rete e quali esperienze di essa lo rendono insicuro e fragile.

Tale riflessione nasce anche in seguito alla crescente evidenza che le relazioni sul web risultano più facili per chi possiede timidezza ed insicurezza e allo stesso tempo più pericolose per chi non ha sperimentato realmente sentimenti ed emozioni.

Il fatto che le emozioni spesso oggi siano affrontate e comunicate in maniera veloce e attraverso l’uso delle immagini, linguaggio mediatico prevalentemente usato sui social che ha sostituito quello reale – relazionale, può portare al non essere realmente riconosciute e affrontate con pienezza nella vita non virtuale e per questo un ragazzo può soccombere ad esse, perché sprovvisto di strumenti interiori adeguati a sopportarle e farvi fronte.  Mi riferisco soprattutto alle emozioni negative come la rabbia, che nella vita offline possono risultare non gestite o controllate, o alla paura, al dispiacere e alla delusione, che qualche volta conducono il ragazzo alla chiusura o a stati di ansia tanto per fare degli esempi concreti. Anche la capacità di attendere può essere influenzata dall’online, essendo la realtà virtuale un luogo in cui si ha tutto e subito, che esclude l’abituarsi all’attesa.

Per tutti questi motivi l’indicazione per i genitori ma anche per la scuola, è quella di educare i bambini alle emozioni e al dialogo continuo, alla socializzazione e allo stare insieme agli altri fuori dalla rete proprio per sperimentarsi, all’interesse per esperire pienamente lo stare fisicamente davanti all’altro, con l’altra persona, soprattutto oggi dopo l’esperienza del lockdown (ne ho trattato anche nella mia ultima intervista) che ha visto la piazza virtuale rafforzare la sua potenza ed il suo utilizzo.

Bibliografia

 

Come ti accennavo prima sul tema è stata prodotta molta letteratura. Se vuoi approfondire l'argomento, scrivo di seguito alcuni testi da cui ho attinto per esplicitare chiaramente alcuni concetti e dove puoi trovarne molti altri, che spero possano esserti utili.

 

“Adolescenti senza tempo”, M. Ammaniti (2018)

 

“Cyberbullismo”, F. Tonioni (2014)

 

“Quando internet diventa una droga”, F. Tonioni (2011)

 

“Ragazzi online”, S. Livingstone (2009)

 

 

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